I nuovi sviluppi della rete, a partire dagli updates Penguin e Hummingbird, spingono la tecnica della SEO a considerare nuovi orizzonti, verso quello che è sempre di più un web semantico. Da un lato troviamo analisti sostenere che l’era delle keywords sia giunta al termine, dall’altro lato, però, bisogna tenere bene in considerazione il ruolo che queste giocano in strategie più ampie, sia a livello di marketing che di pianificazione editoriale. Andiamo a vedere quindi come la pratica del fare SEO può aggiornarsi ad affrontare queste nuove sfide.
Sempre più spesso si trovano inviti a trascurare il gioco booleano del piazzamento delle parole chiave all’interno della struttura del sito, e a evitare quindi di rincorrere i parametri di Keyword Density. Sicuramente col tempo e con la continua evoluzione degli algoritmi di Google dovuti all’inserimento, anche parziale, del machine learning nei suoi sistemi, tali sistemi giocheranno un ruolo forse sempre minore, ma restano tuttora parametri e punti di ancoraggio forti su cui costruire l’architettura testuale di ogni sito internet.
Il sito internet SoftwarePromotions fornisce un bel riassunto dell’evoluzione dei modelli di ricerca, che qui riportiamo, tradotto in Italiano:
IL VECCHIO MODELLO:
- Passaggio 1 – L’utente va su Google e inserisce la sua query.
- Passaggio 2 – Google visualizza l’indice delle pagine ottimizzate secondo tale query.
- Passaggio 3 – Il proprietario del sito internet è in grado di vedere quante visite fa il suo sito in relazione a tale query. In più può vedere su quali pagine i visitatori atterrano, quanto tempo vi spendono sopra, i bounce rates, i tassi di conversione, etc.
Il nuovo modello si presenta invece più caotico, almeno superficialmente:
IL NUOVO MODELLO:
- Passaggio 1 – L’utente va su Google e inserisce la sua query.
- Passaggio 2 – Google interpreta l’intento dietro alla query.
- Passaggio 3 – Google visualizza le pagine che ritiene siano rilevanti a quello che lui percepisce come l’intento dietro alla query.
- Passaggio 4 – Il proprietario del sito difficilmente può monitorare quanto traffico faccia in relazione alla keyword rilevante, e difficilmente può relazionare tale dato a quello relativo alle performance, alle conversioni, i bounce rates, etc.
La diversità si può quindi riassumere nell’introduzione di un passaggio interpretativo che Google fa su ogni query, andando a visualizzare e indicizzare le pagine in base non alla parola chiave sulla quale il creatore del sito fa affidamento, bensì su una valutazione della pagina fatta dall’algoritmo stesso. L’algoritmo quindi si prende in carico di interpretare il contenuto testuale del sito e, se lo ritiene rilevante e in grado di fornire una risposta a quella che lui considera l’intenzione della query, allora lo indicizza di conseguenza. Si tratta di un cambiamento che può inizialmente spiazzare chi vuole operare in tale settore, ma, una volta rimossi i dubbi iniziali, che può fornire nuovi e notevoli spunti su cui lavorare. Vediamo innanzitutto come iniziare a impostare le nuove strategie, e quali possono essere i parametri di riferimento su cui puntare.